Piccini, fondata nel 1882 da Angiolo a Poggibonsi, è una storica cantina toscana che ha espanso la sua produzione in diverse regioni italiane. Con un forte impegno verso la sostenibilità, ha ottenuto la certificazione Equalitas e adottato pratiche biologiche, come l’utilizzo del robot Icaro X4 per ridurre l’uso di pesticidi. Il Chianti Riserva Collezione Oro rappresenta l’essenza delle sue radici toscane, mentre la famiglia continua a portare avanti la tradizione con innovazione e passione.
Come si è evoluta la cantina Piccini nel corso delle generazioni?
La nostra storia familiare inizia nel 1882, tra le colline del Chianti. Qui, il giovane Angiolo, erede di una famiglia di mercanti, inseguì il suo sogno fondando una piccola cantina nella città di Poggibonsi, nel cuore della Toscana. Da questo fazzoletto di terra, Angiolo e i suoi eredi portarono il nome Piccini in ogni angolo del mondo, contribuendo a scrivere il destino del vino toscano. Di generazione in generazione, l’azienda ha continuato a guardare al futuro con coraggio e ambizione.
Fin dagli inizi abbiamo dimostrato un grande intuito imprenditoriale, come dimostra la scelta di mio nonno Mario, figlio di Angiolo, di spostare la sede della cantina a pochi passi dai binari della ferrovia di Poggibonsi. Il suo spirito energico si riflette anche nella sua determinazione nel cercare nuovi clienti oltre le Alpi e nella tenacia con cui ha ricostruito la cantina dopo la sua distruzione durante la Seconda Guerra Mondiale. Già a metà del Novecento, eravamo tornati in pista, con lo sguardo rivolto ai mercati esteri. Quando nel 2004 ho assunto la guida dell’azienda come quarta generazione della famiglia Piccini, ho riconosciuto l’importanza del mercato nazionale, riportando parte del nostro impegno anche in Italia. Ma non mi sono fermato alla Toscana. Ho acquisito le tenute vulcaniche di Torre Mora in Sicilia e Regio Cantina in Basilicata, ampliando il nostro portafoglio e rafforzando il nostro legame con le diverse regioni vinicole italiane. Negli anni successivi, ho guardato ancora più lontano, arrivando in Piemonte e Veneto, con l’ambizione di trasformare la famiglia Piccini in un vero e proprio simbolo del vino italiano.
C’è una bottiglia nel vostro portafoglio che meglio rappresenta la visione del vostro bisnonno per il vino?
Angiolo amava dire: “Non importa cosa fai, ma quanta passione ci metti”. Questo principio ci guida ancora oggi e cerchiamo di esprimerlo in ogni vino che produciamo. Tra tutti, credo che il Chianti Riserva Collezione Oro incarni al meglio questo motto. È l’espressione più autentica delle nostre radici toscane, nata con l’ambizione di condividere la nostra eredità con il mondo. Con questo vino, vogliamo portare agli appassionati di tutto il mondo l’essenza del nostro territorio.
In che modo la regione del Chianti influenza le caratteristiche dei vostri vini?
La regione del Chianti gioca un ruolo cruciale nella definizione del carattere dei nostri vini. I terreni ricchi di calcare e argilla, uniti al clima temperato con estati calde e secche e inverni miti, creano le condizioni ideali per la perfetta maturazione del Sangiovese, il vitigno principe del Chianti. L’altitudine collinare della zona favorisce un’escursione termica che aiuta a preservare acidità ed eleganza nel vino. Queste condizioni uniche conferiscono al Chianti una struttura bilanciata, con tannini presenti ma raffinati e un profilo aromatico ricco di note di ciliegia, violetta e spezie. Il risultato è un vino dalla freschezza distintiva e con un eccellente potenziale di invecchiamento.
Cosa ha ispirato la svolta di Piccini verso la viticoltura biologica e quali sfide avete affrontato in questo percorso?
Credo che i consumatori di oggi abbiano sviluppato una maggiore consapevolezza sociale e ambientale, con una forte attenzione alla sostenibilità ecologica. Il nostro impegno si muove su due fronti: offrire un prodotto in linea con le nuove esigenze del mercato e, al contempo, restituire alla natura ciò che ci dona ad ogni vendemmia.
Siamo stati pionieri della sostenibilità e dell’innovazione. A livello operativo, questo significa rispetto profondo per la terra, come dimostra il nostro certificato “Equalitas Sustainable Winery”, ottenuto dopo un rigoroso processo triennale per rendere le nostre attività sempre più ecosostenibili. Inoltre, abbiamo convertito interamente le nostre tenute all’agricoltura biologica. Questo approccio non solo supporta la sostenibilità, ma ci permette anche di integrare le più avanzate tecnologie agricole. Ad esempio, alla Fattoria di Valiano, la nostra tenuta nel Chianti Classico, abbiamo introdotto Icaro X4, il primo robot ibrido al mondo progettato per trattare i vigneti con raggi UV-C, riducendo significativamente l’uso di pesticidi. Icaro ci aiuterà a combattere le malattie fungine della vite, come la peronospora e l’oidio. Il robot funziona autonomamente con alimentazione elettrica, irradiando le viti con raggi UV-C attraverso pannelli installati sulle sue ali.
Quali sono i vini del vostro portafoglio che meglio rappresentano l’impegno di Piccini nella produzione biologica?
La coltivazione biologica ci permette di catturare l’essenza autentica del territorio e la qualità intrinseca delle uve. Per questo, all’interno della nostra linea di punta, la Collezione Oro, abbiamo introdotto un Chianti biologico, che esprime ancora più profondamente il legame con la nostra terra. Questo vino è la dimostrazione che l’agricoltura biologica non solo esalta il legame con le origini, ma offre anche un’espressione più pura e autentica del nostro terroir.
Hai una bottiglia preferita tra quelle del tuo portafoglio?
Al di fuori della gamma Piccini, uno dei miei rossi italiani preferiti è il Chianti Classico Riserva Marchesi Antinori, mentre per i bianchi consiglio il Ronco delle Mele Sauvignon di Venica & Venica. Tra gli spumanti, la mia scelta ricade sull’Oltrepò Pavese Moratti Cuvée dell’Angelo.
Guardando oltre l’Italia, uno dei miei rossi preferiti è il Unico Ribera del Duero di Vega-Sicilia in Spagna. Per i bianchi, trovo eccezionale il Le Petit Cheval di Château Cheval Blanc, mentre per le bollicine apprezzo l’eleganza dello Champagne Grande Cuvée di Krug.

